

201. Il femminismo degli anni Sessanta e Settanta.

Da: Y. Ergas, La costituzione del soggetto femminile: il
femminismo degli anni '60-'70, in G. Duby-M. Perrot, Storia delle
donne in Occidente. Il Novecento, Laterza, Bari, 1996.

Uno dei fenomeni sociali pi rilevanti degli anni Sessanta e
Settanta fu la ripresa del movimento femminista a livello
internazionale. Nel seguente passo, Yasmine Ergas, studiosa
statunitense di sociologia ed autrice di numerose pubblicazioni
sul femminismo contemporaneo, analizza i segnali pi evidenti
della rinascita femminista: manifestazioni testimonianti il
rifiuto di modelli prefisssati; approvazione, in numerosi stati,
di leggi riformiste relative ad alcune delle principali questioni
femminili; inserimento dei diritti delle donne nei programmi
delle organizzazioni internazionali; accresciuta partecipazione
delle donne alle vicende politiche e loro maggiore presenza nelle
istituzioni rappresentative.


Se degli attenti osservatori della societ occidentale fossero
chiamati ad esprimere un parere sugli ultimi decenni di questo
secolo, noterebbero lo scompiglio che ha colpito il mondo
femminile. Dall'accresciuta partecipazione alla forza lavoro alla
sempre maggiore incidenza del divorzio e del fenomeno delle
ragazze-madri, le condizioni esistenziali delle donne sono
cambiate in modo significativo. Tuttavia, ancor prima che tali
cambiamenti attirassero l'attenzione generale, il femminismo
aveva colpito l'opinione pubblica, divenendo l'emblema della
rinnovata - e in gran parte inattesa - capacit delle donne di
rivendicare i propri diritti.
I segni di questa rinascita femminista si potrebbero scorgere in
una vasta gamma di fenomeni. Guardandosi indietro, qualcuno
potrebbe ricordare i clamorosi gesti che i media esaltarono come
sintomi di rinnovato disordine: nel 1968, donne americane
inscenarono la sepoltura della femminilit tradizionale con una
fiaccolata al cimitero nazionale di Arlington, incoronarono Miss
America una pecora, gettarono reggiseni, busti e ciglia finte
nella pattumiera della libert; due anni pi tardi, donne
francesi depositarono, ai piedi dell'Arc de Triomphe, una corona
di fiori in onore della moglie ignota del milite ignoto,
accompagnata da un'altra su cui si leggeva un'osservazione di
carattere demografico apparentemente semplice ma, in realt,
sardonicamente didascalica: met degli uomini sono donne.
In alternativa, ci si potrebbe concentrare, pi che sugli eventi
pubblicizzati dai media, sui loro effetti politici. Si
noterebbero, allora, le massicce dimostrazioni che contribuirono
ad imporre cambiamenti nei programmi di sistemi politici spesso
recalcitranti - come quelle che accompagnarono la campagna per la
liberalizzazione dell'aborto in Italia - oppure le numerose leggi
riformiste riguardanti le questioni femminili che diversi paesi
approvarono negli anni '70 e '80. Nel Regno Unito, per esempio l'
Equal Pay Act [legge sulla parit salariale] del 1970 fu seguito
dal Sex Discrimination Act [legge sulla discriminazione sessuale]
(1975) e dalla successiva istituzione di una Equal Opportunities
Commission [commissione per le pari opportunit]. Inoltre, l'
Employment Protection Act [legge sulla tutela del posto di lavoro]
(1975) rese obbligatoria la retribuzione del periodo di maternit
per le donne che lavoravano e le protesse da licenziamenti
ingiusti durante la gravidanza; il Domestic Violence and
Matrimonial Proceedings Act [legge sulla violenza domestica e sui
comportamenti matrimoniali] (1976) rafforz il diritto delle donne
di fermare i mariti violenti; il Sexual Offenses (Amendment) Act
[legge sui reati sessuali], anch'esso del 1976, garant pi
efficacemente la privacy delle vittime di stupro durante i
processi. E ancora, negli Stati Uniti, durante gli anni '70, il
Congresso approv settantuno articoli di legge, ovvero il 40% di
tutte le leggi sui diritti delle donne approvate in questo secolo.
In numerosi altri paesi, si potrebbero riscontrare analoghi
processi di rinnovamento legislativo tendenti ad ampliare la sfera
dei diritti delle donne.
Inoltre, l'influenza politica del femminismo non rimase
circoscritta all'interno dei confini nazionali. Le organizzazioni
internazionali inserirono i diritti delle donne nei loro
programmi: le Nazioni Unite, per esempio, celebrarono il Decennio
delle donne (1975-85), con conferenze a Mexico City, Copenaghen e
Nairobi, che evidenziarono l'ampiezza delle mobilitazioni
femministe e il loro impatto sia nei paesi in via di sviluppo
sia in quelli gi sviluppati. Queste conferenze rivelarono anche
delle fratture tra le femministe: sia tra militanti, occidentali e
non, che sostenevano definizioni diverse del femminismo, sia tra
rappresentanti ufficiali dei governi partecipanti e femministe
del movimento che negavano gli uni la legittimit degli altri.
Ciononostante, il Decennio stesso, come pure le conferenze di cui
fu costellato, sottolinearono il grado di diffusione pubblica
raggiunto dalle questioni femminili, l'emergere di una solida rete
di attiviste, nonch l'adozione di risoluzioni dell'ONU tendenti a
incrementare ulteriormente l'attenzione verso i problemi delle
donne.
Oltre a ci, parve che l'emergere del femminismo, come forza
politica, avesse annunciato - e, forse, provocato - significative
ridefinizioni di schieramenti politici e assetti istituzionali
ormai obsoleti. [...] Negli Stati Uniti, le donne si opposero alla
presidenza di Reagan in proporzione maggiore rispetto agli uomini;
in Gran Bretagna, nel 1983, le donne votarono probabilmente meno
degli uomini per il Partito conservatore; nella Repubblica
Federale Tedesca, alle elezioni del 1980 e del 1983, pi donne che
uomini diedero il loro voto ai socialdemocratici. Si potrebbero
riscontrare fenomeni analoghi in Canada, in Svezia e in Australia.
Inoltre, in numerosi paesi, il mutato comportamento elettorale
delle donne e la loro identificazione di parte furono accompagnati
da una crescente partecipazione politica e dalla creazione di
istituzioni formali ufficialmente delegate a promuovere gli
interessi femminili. Nella Repubblica Federale Tedesca, per
esempio, la rappresentanza femminile all'interno dei partiti
politici quasi si raddoppi tra il 1971 e il 1981 (pur rimanendo
significativamente al di sotto di quella maschile); nel 1986, fu
istituito un Ministero federale delle donne, come parte del
Ministero per la giovent, la famiglia e la salute (un Consiglio
d'amministrazione per gli affari delle donne era stato istituito
nel 1979); inoltre, tutti i Laender tedeschi ebbero uffici
femminili entro la fine degli anni '80. (Significativamente, come
risultato della riunificazione tedesca, insieme ai governi dei
Laender di nuova istituzione nell'Est, furono creati degli uffici
che si occupavano di questioni femminili). Ancora una volta, si
potrebbero trovare, in altri paesi, esempi analoghi di istituzioni
edificate intorno alla questione della rappresentanza femminile.
Gli osservatori attenti ai processi politici potrebbero attirare
l'attenzione anche su quei casi in cui l'opposizione al femminismo
e i conflitti sorti su diritti specifici delle donne servirono a
far risaltare ulteriormente l'importanza del femminismo stesso. In
Germania, per esempio, il diritto all'aborto divenne uno dei
principali motivi di contesa nei negoziati per l'unificazione
nazionale. Anche in altri paesi europei, la legislazione che
liberalizzava l'aborto gener opposizioni molto forti che, a loro
volta, suscitarono mobilitazioni difensive da parte delle
femministe. Pertanto, nel Regno Unito, la National Abortion
Campaign [campagna nazionale per l'aborto], istituita nel 1975,
fece bocciare un disegno di legge che avrebbe limitato i diritti
stabiliti dall' Abortion Act del 1967. Negli Stati Uniti, le
mobilitazioni femministe favorirono l'affermazione, a livello
nazionale, delle maggioranze morali, e persino alcune
significative sconfitte, come quella dell' American Equal Rights
Amendment [emendamento sulla parit dei diritti; emendamento alla
costituzione statunitense, proposto dal movimento femminista,
approvato dal congresso nel 1972, ma respinto dieci anni dopo per
la mancata ratifica da parte di tre stati], servirono soltanto ad
evidenziare quanto il femminismo avesse portato in primo piano la
politica dei women's issues [questioni femminili].
Eventi su vasta scala, come questi registrati dall'opinione
pubblica, corrisposero a diffusi microprocessi di impegno
personale. Prima della fine degli anni '70, nei paesi
industrializzati dell'Occidente, il femminismo sembrava destinato
a divenire una parola familiare, se non addirittura un fenomeno
familiare. Emma, la rivista femminile tedesca, raggiunse un
numero di lettori superiore a 300.000. La rivista MS, negli
Stati Uniti, ne raggiunse almeno 400.000. Gruppi femminili
esistevano in circa un quarto di tutte le citt olandesi. Le
femministe gestivano pi di 200 centri di assistenza per le donne
nel Regno Unito.
In molti casi, ricevettero ampio sostegno le iniziative femministe
realizzate su vasta scala, come la fondazione di giornali di
movimento, l'apertura di corsi di women's studies [studi
femminili], di centri di assistenza, o di campagne sui diritti di
procreazione. Nella citt olandese di Gouda, nel 1981-82, pi di
met delle donne intervistate da un team di ricerca espressero
posizioni favorevoli nei confronti dei movimenti femminili,
ritenendo che soltanto unendosi le donne avrebbero potuto ottenere
i necessari miglioramenti della loro condizione. Un sondaggio
canadese, effettuato nel 1986, rilev che il 47% delle donne
intervistate era disposto a definirsi femminista. In maniera ancor
pi decisa, sempre nel 1986, il 56% di tutte le donne americane
dichiar, in un altro sondaggio, di considerarsi femminista; il
71% riteneva che il movimento delle donne avesse contribuito a
migliorare le loro stesse condizioni di vita. In generale, i
rilevamenti condotti nel 1983 in Belgio, Danimarca, Germania,
Francia, Irlanda, Italia, Lussemburgo e Grecia riscontrarono, tra
le donne intervistate, una prevalenza di atteggiamenti favorevoli
ai movimenti di liberazione della donna; percentuali alte, bench
non maggioritarie, si registrarono anche tra le donne olandesi e
inglesi.
Non tutti i tipi di femminismo ebbero ugualmente successo nei
diversi paesi occidentali. Molte donne preferivano appoggiare pi
genericamente il movimento delle donne, piuttosto che il
movimento femminista. Altre dichiaravano: Non sono una
femminista, ma.... Eppure, il modo stesso in cui queste donne
prendevano le distanze dal femminismo ne confermava la centralit
come parametro della politica femminile.
Nonostante i successi conseguiti e la visibilit raggiunta, verso
la met degli anni '80, diversi movimenti femministi, un tempo
considerati importanti, sembravano avviluppati da un'aria dmod.
Giornalisti americani e di altri paesi informarono i loro lettori,
in maniera fin troppo zelante, che le generazioni pi giovani
manifestavano una profonda indifferenza nei confronti delle
battaglie dei loro predecessori, e talvolta persino nei confronti
delle loro aspirazioni. Si coni il termine postfemminismo per
designare la nuova ondata, riaffermando cos, in maniera
paradossale, il primato politico del femminismo proprio nel
momento in cui si tentava d'indicare esplicitamente il superamento
di una lotta specificamente femminile.
